Visualizzazione post con etichetta Londra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Londra. Mostra tutti i post

giovedì 21 febbraio 2013

Palazzinari e riformisti. Un'attrazione fatale.
Di Simone Rossi 

Il turista che visita Londra rimane spesso impressionato dalla quantità di cantieri edili aperti; nonostante la disoccupazione sia a livelli storici, il potere d'acquisto dei lavoratori sia andato calando, i consumatori e le imprese fatichino ad accedere al credito bancario, il governo centrale operi tagli pesanti alla spesa pubblica, l'orizzonte londinese è costellato di ponteggi e gru, in un'incessante opera edificatoria, il cui apice si raggiunge nella zona centrale, la City of London, e nelle sue propaggini all'interno delle municipalità confinanti, dove sorgono continuamente nuovi edifici a torre, o grattacieli. Un tripudio di edifici architettonicamente autoreferenziali, progettati più con intenti celebrativi dei committenti e degli architetti che non con uno sguardo al tessuto esistente ed alle esigenze della città, dove prevale l'esibizione del lusso sulla funzionalità. I capitali investiti in questi interventi urbani sono prevalentemente di provenienza asiatica, soprattutto dai paesi del Golfo Persico; dopo aver alienato pezzi di industria nazionale e del settore dei servizi, ora tocca al paesaggio londinese. 
By Courtesy of Villy Fink Isaksen/Commons/CC-BY-SA-3.0
Sulla copertina dell'inserto G2 del quotidiano britannico The Guardian, il 12 febbraio scorso, campeggiava una foto di uno scorcio di Londra con il titolo "Venduto. Come i politici di Sinistra hanno ridefinito lo skyline". L'autore, Owen Hatheley, ha proposto un'analisi del rapporto tra la Sinistra britannica e la foga edificatoria che ha trasformato e continua a modificare l'aspetto urbano delle principali città britanniche, partendo dalla contestazione che, almeno per quanto concerne Londra, lo stimolo alla corrente ondata di interventi urbani è provenuto durante l'amministrazione di Ken Livingstone, espressione dell'ala progressista del Partito Laburista. Secondo Hartheley, il cambiamento nell'approccio dei Laburisti all'architettura ed alla pianificazione urbana ebbe inizio durante gli anni del governo Thatcher, quando i poteri ed i margini di autonomia degli enti locali furono progressivamente ridotti a favore dell'esecutivo, impedendo alle amministrazioni cittadine di investire in edilizia popolare ed assecondando lo sviluppo urbano delle principali città alle esigenze ed agli appetiti del settore privato. Un primo passo fu la pubblicazione del manifesto "A New London" a firma di Richard Rogers, architetto di fama mondiale e progressista, e di Mark Fisher, responsabile cultura del Partito Laburista, in cui si indicavano i Paesi Bassi, Parigi e Barcellona come modelli di progettazione urbana e di linguaggi architettonici cui ispirare la rigenerazione della capitale britannica e delle altre principali città. In questa maniera la dirigenza laburista degli ultimi venti anni ha pensato di poter coniugare le esigenze della collettività con le ambizioni del settore edile, ponendo vincoli e requisiti ai costruttori. Tuttavia, coerentemente con debolezza caratteristica dei partiti riformisti di fronte alle pretese del capitale, gli enti locali ed il governo nazionale a guida laburista a cavallo tra il XX ed il XXI secolo non hanno saputo vincolar e sfruttare a vantaggio della collettività la fase di espansione edilizia di quegli anni. A riprova di ciò Hartheley cita la fallimentare politica per la casa adottata dal sindaco londinese Livingstone (2000-2008), imperniata sul vincolo per cui ogni nuovo intervento di edilizia avrebbe dovuto includere 40% di unità a costi accessibili per le fasce più deboli. Con accessibili, tuttavia, a si possono definire prezzi immobiliari fino al 80% del valore di mercato, di fatto escludendo dalla possibilità di acquisto le famiglie con redditi medio-bassi. A fronte della crescita della bolla immobiliare, dell'alienazione degli immobili pubblici esistenti e degli investimenti pressoché nulli in nuova edilizia popolare, la presunta ingenuità di Livingston e dei laburisti in generale ha contribuito ad accelerare quel processo di lunga durata che, sotto il nome di gentrificazione, comporta la progressiva espulsione delle classi popolari dalle zone centrali e da quelle di prestigio di Londra.

Ad aggravare la situazione sono intervenute le elezioni dei conservatori alla guida della città metropolitana di Londra, nel 2008, e del governo nazionale, nel 2010. Mentre il sindaco londinese in carica, Johnson, rendeva il tetto del 40% di edilizia accessibile non vincolante, a beneficio dei capitalisti fondiari e degli speculatori, l'Esecutivo guidato da Cameron ha posto un tetto mensile ai sussidi per l'affitto, di fatto rendendo difficoltoso se non impossibile per le famiglie prive di reddito o a basso reddito poter risiedere in ampie zone delle città britanniche, dove gli affitti sono cresciuti impetuosamente nell'ultimo decennio ed hanno conosciuto un balzo dopo la crisi, dal momento in cui molte famiglie hanno dovuto orientarsi sugli immobili in affitto non potendo ottenere un mutuo, avendo le banche ristretto il credito. Conseguentemente, a fianco dei grattacieli svettanti e luccicanti o delle infrastrutture olimpiche, la cronaca quotidiana riporta di amministrazioni locali che considerano la deportazione, per chiamare le cose con il proprio nome, dei cittadini riceventi i sussidi in quartieri o città dove si possa garantire loro un tetto a buon mercato.

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete 

domenica 13 maggio 2012

Pulizia sociale e lotta di classe a Londra.
Di Simone Rossi 


When the shit hit the fan (lett. quando la merda colpisce il ventilatore), dicono gli inglesi per indicare che i nodi di un problema vengono al pettine. In meno di due anni in cui è stata al governo del Regno Unito sono molti i nodi venuti al pettine della coalizione Liberal-Conservatrice. Uno più imbarazzante dell'altro, ma tutti sintomo di che pasta sia fatta la classe dominante, ricca e corporativa, e del divario che la separa dalla massa di chi vive del proprio lavoro. A fine aprile fece notizia la decisione dell'amministrazione di Newham, municipio della zona orientale di Londra, di ricollocare alcune centinaia di famiglie in attesa di un alloggio popolare a Stoke-on-Trent, duecento chilometri più a nord. In seguito al clamore della notizia, il sindaco di Newham, il laburista Robin Wales, ha dichiarato di aver voluto innanzitutto lanciare una provocazione in modo da rendere evidente le difficoltà in cui versano i comuni e le contee in materia di edilizia residenziale a basso costo. Provocazione o meno, l’amministrazione locale ha preso contatto con alcuni enti locali ed alcune cooperative che forniscono alloggi a canone calmierato per valutare il trasferimento di 500 famiglie fuori da Newham; quella di Stoke è apparsa l'opzione più conveniente. Di certo non per coloro che saranno deportati, che oltre a subire lo sradicamento dal proprio contesto dovranno rinunciare ai propri impieghi in Londra. Non sarebbe neanche conveniente per la contea di Staffordshire, dove si trova Stoke-on-Trent, che vedrà un improvviso incremento della popolazione, nella fascia più bassa, con tutte le conseguenze sul rapporto tra domanda ed offerta di impiego e sulla spesa sociale pubblica. Tuttavia il caso di Newham non è isolato; con meno clamore mediatico, soluzioni analoghe sembrano esser state valutate o già adottate da altre municipalità londinesi, prevalentemente guidate da maggioranze conservatrici, come ad esempio Westminster, luogo dove in passato ci sono stati "esperimenti" di alterazione della composizione sociale, a fini elettorali. La motivazione addotta dagli enti locali è solitamente quella dei tagli ai sussidi di sostegno all'affitto introdotti dall'attuale governo. Introdotti per supplire alla crescente carenza di alloggi popolari, conseguente all'alienazione di parte del patrimonio esistente non rinnovato con nuove edificazioni, i sussidi permettono di coprire parzialmente o totalmente il costo di un affitto. Tuttavia dall’inizio del 2012 sono stati introdotti tetti massimi che, di fatto, rendono impossibile l'accesso ad un alloggio nei grandi centri urbani, dove più facilmente trova impiego la manodopera a basso reddito. Ciò è accentuato in Londra, in cui la difficoltà ad ottenere mutui ha spinto i nuclei familiari verso la locazione e dove l'avvicinarsi delle prossime Olimpiadi ha dato impulso ad una crescita dei valori degli immobili, in particolare nei quartieri orientali, quelli più popolari. All'annuncio dell'imposizione del tetto ci furono alcune voci, tra cui il periodico italiano Aurora, che misero in guardia dal rischio di un'espansione dei poveri dal centro delle grandi città, Londra per prima, in una riedizione di quanto accadde con la svendita del patrimonio immobiliare pubblico da parte del governo conservatore di M. Thatcher. In meno di due anni la previsione si è avverata, con i primi vagiti di una pulizia sociale degli spazi urbani; a smentita di chi fa di tutto per convincerci che la lotta di classe sia un fatto superato. Nel gioco delle tre scimmiette che ha permesso l'implementazione di queste politiche senza grande opposizione hanno avuto un ruolo importante alcuni mezzi di informazione; in particolare i tabloid, come The Sun della famiglia Murdoch, che negli anni hanno pubblicato storie come quella di una famiglia di rifugiati che percepiva un sussidio di £36,000 annue per un appartamento in una zona centrale e prestigiosa di Londra. Storia che nello specifico si rivelò una bufala, ma che è entrata nella vox populi, ad animare quel vigliacco conflitto tra la piccola borghesia, che si sente defraudata, e gli ultimi nella società. Divide et impera. Funziona sempre.



Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete